martedì 18 ottobre 2016

UN VOLTO CHIAMATO KLAUS KINSKI























Di  lui è stato scritto e detto di tutto, Jesus Franco lo definì "un figlio di puttana", Herzog minacciò di sparargli  e la sua stessa figlia lo accusò di violenza carnale. 
Attaccabrighe, irascibile, cinico, narcisista, violento ed egocentrico, non c'è un solo aggettivo positivo che possa essere accostato alla figura e al volto di Klaus Kinski.
E' stato la maschera cattiva del cinema di genere italiano, è diventato l'attore feticcio di Herzog in ben cinque film e si è improvvisato regista girando pellicole come "Nosferatu a Venezia" e il famoso e discusso "Kinski Paganini", un film che ancora oggi per molti è considerato un vero e proprio cult. 
I suoi occhi da pazzo, il suo volto scavato, le sue labbra carnose e i suoi zigomi ben marcati, fanno di Kinsiki una vera e propria maschera, un caratterista come non se ne trovano più, un volto dove dietro si nascondeva prima un attore e poi una persona, un essere umano controverso e dedito a scatti d'ira e rabbia, capace di mettere timore e paura nelle persone con il solo tono della voce.
Non si poteva essere amici di Kinski, non si poteva avere un legame affettivo con lui, non si poteva volergli bene e non si poteva pretendere il suo rispetto, almeno che non si fosse disposti ad odiarlo come lui odiava il mondo che lo circondava. Non è strano che una persone a cui è stato più legato fosse il regista Werner Herzog, il quale, gli dedicò anche uno stupendo documentario intitolato appunto "Kinski, il mio nemico più caro". 

HERZOG VS KINSKI 

E' noto ormai il famoso rapporto di "amore e odio" che i due avevano l'uno dell'altro, odio e controversie che i due si portavano dietro fin da quando erano ragazzi. 
Herzog ha sempre descritto Kinski come un attore che si divertiva a fare l'artista Bohemien, infatti, il regista tedesco racconta che da ragazzi Kinski, appena iniziata la carriera di attore di teatro, fosse andato ad abitare in una mansarda senza mobili, completamente cosparsa di foglie morte, dove l'attore si divertiva a vivere completamente nudo. 
Kinski diventò, per cinque film, l'attore feticcio di Herzog, interpretando magistralmente ruoli come quelli di Fritzcarraldo, di Lope de Aguirre o del Nosferatu. E' nota a tutti la storia che durante le riprese della pellicola "Aguirre Furore di Dio" (film girato nella foresta amazzonica) dove Kinski, ormai stufo di vivere in mezzo alla natura, decise di abbandonare il set, Herzog quindi lo raggiunse con una pistola carica e puntandogliela contro disse "se te ne vai ti sparo otto colpi e lascio l'ultimo per me stesso", in Fritzcarraldo invece l'attore si rifiutò spesso e volentieri di recitare, trattando spesso e volentieri gli altri membri del set e della produzione a male parole, al punto che un operatore propose ad Herzog di uccidere Kinski. 





  






















KINSKI E GLI SPAGHETTI WESTERN

Non si può parlare di Kinski senza citare uno dei generi che più lo rese famoso nel mondo del cinema, cioè gli spaghetti western. Nel nostro paese l'attore girò più di 20 pellicole e per la maggior parte furono spaghetti western, storica la sua interpretazione di Wild (il gobbo), in "Per qualche dollaro in più" di Sergio Leone. 
Anche nel nostro paese però non si può dire che le cose gli siano andate rosa e fiori, infatti, anche da noi l'attore ha rischiato più di una volta di essere preso a schiaffi per i suoi modi folli. 
George Hilton, uno dei suoi pochi amici, raccontò che durante la scena finale del film "Ognuno per se", l'attore Gilbert Roland, da quanto odiava Kinski, rischiò di strangolare a morte l'attore. 
In un intervista, dove gli venne chiesto cosa sentiva nel suo cuore quando interpretava i ruoli del pistolero cattivo rispose, "cosa sento nel mio cuore? sento quanto mi pagano". 




















KLAUS KINSKI REGISTA 

Sfruttando il personaggio del Nosferatu di Herzog, venne proposto a Kinski di interpretare nuovamente la parte del vampiro nella pellicola intitolata "Nosferatu a Venezia", film che sarebbe poi dovuto essere diretto da Mario Caiano, il quale però, non riuscendo a lavorare con Kinski (quest'ultimo gli tirò anche una spazzola dicendogli "non mi frega un cazzo di quello che dici), abbandonò il set dopo solo due giorni di riprese. Fu così che Kinski si improvvisò regista e tirò fuori un film che sicuramente non è tra i più ricordati dagli amanti del cinema Horror. 
L'anno successivo Kinski decide di tornare dietro la macchina da presa e realizza il film che lui sognava di fare da una vita, la biografia del violinista italiano Niccolò Paganini, nasce così "Kinski Paganini". 
La pellicola è considerata da molti un vero e proprio cult, per altri invece non è altro che una prova fallimentare di un regista improvvisato, piena di errori elementari, doppiata orribilmente e con un cast femminile che comprende: Donatella Rettore, Debora Caprioglio e Tosca D'aquino. Storica la sua sfuriata alla conferenza stampa del Festival di Cannes, dove si mise ad insultare i giornalini in sala perchè avevano osato criticato la sua opera. 




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